Divide et impera

Qualche ora dopo che nei Sacri Palazzi Papa Benedetto XVI ricevesse le Lettere credenziali del nuovo ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede, Eduardo Delgado Bermudéz, all’Avana un gruppo di mogli faceva una manifestazione pacifica per chiedere al governo la liberazione dei mariti, prigionieri politici dalla primavera “nera” del 2003. Mogli, sorelle e parenti che hanno visto come i suoi cari sono stati incarcerati sotto accuse diverse, tra le quali quella di mercenari al servizio delle agenzie di intelligence americane.

Sono circa una quarantina di donne, le “Damas de blanco”, dal colore bianco dei vestiti che indossano. Contro di loro si sono schiantati con una rabbia inconsueta una turba di “rivoluzionari”, difensori di diritti fasulli e di una realtà sociale precaria, che scambiano la loro onestà per alcuni pochi privilegi. Sono in genere persone normali, che hanno lavori normali, per niente eccezionali, ma che sono piene di paure, soprattutto che qualcosa cambi, perché ormai sono esseri abituati alle privazioni, ai comandi, ai discorsi privi persino di promesse, ma pieni di odio contro di chi si resiste a perdere ogni speranza.

Vedere come i genitori sono messi lontani dalla loro famiglia, come a volte i figli, separati dai genitori per aver esercitato la propria libertà a dissentire, devono prendere la strada dell’emigrazione, per non fare la stessa sorte del padre, e allontanarsi, in una doppia vincita per coloro che soltanto vincono quando dividono. Già lo dicevano gli antichi romani, “divide et impera”.

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