Lezione imparata?

Il Giorno della memoria richiama l’attenzione sui crimini commessi dai nazisti durante  quello che ulteriormente si definì prima come olocausto, dopo come Shoah. L’assassinio di milioni di ebrei nei diversi campi di concentramento fu la testimonianza chiara dell’indole perverso di un regime politico, che stabilì una segregazione razziale senza precedenti. Fu una tragica esperienza quella delle vittime del nazismo, che coinvolse non soltanto il popolo ebreo, ma anche i polacchi e altri popoli invasi e devastati dai nazisti.

L’antisemitismo è tuttora un flagello che colpisce gli ebrei e lo Stato d’Israele, il quale ha nemici dichiarati che vogliono sopprimere il suo diritto all’esistenza. Precisamente nella consistenza del ricordo della Shoah risiede la sopravvivenza degli ebrei come Popolo aventi diritti a uno stato. Un crimine, quello nazista, che è venuto a risvegliare la comunità internazionale riguardo la giustizia di questo diritto.

Ma un diritto non può ostacolarne un altro. Altri popoli, altri crimini hanno diritto alla memoria e alla giustizia. Non serve il ricordo di un crimine quando non disincentiva il compimento di altri, quando chi lo subisce non si dichiara fervente sostenitore della pace e la riconciliazione. E’ vero che c’è tanta frustrazione quando si verifica che poco o niente è cambiato, soprattutto quando i protagonisti della storia, si rifiutano di imparare, di dare ascolto alla memoria. La Shoah è un segno di quanto pericoloso può essere non accettare l’altro per com’è, perché forse abbiamo dimenticato che è sempre stato uno di noi.

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